Burnout degli insegnanti a Fiumicino

Burnout degli insegnanti

Parlare di stress e di burnout degli insegnanti è sicuramente una scelta estremamente ragionevole ed attuale considerando la molteplicità di fattori che possono incidere in questa professione che si occupa di educare, formare, sostenere, e che infatti è stata valutata come una categoria ad alto rischio di stress e di disturbi psicosomatici e psicologici (Pedditzi, 2005; Di Pietro, Rampazzo, 1997).

Uno studio di ricerca svolto tra il 1992 e il 2002 dimostra che il problema dello stress e del burnout dei docenti è rilevante (Lodolo D’Oria et al., 2002). Selye diceva che lo stress è il sale della vita; proprio come il sale, lo stress in giusta dose può dar sapore alla nostra vita, mentre in quantità eccessive o insufficienti può arrecarci disagio.

Se poniamo lo stress lungo un continuum, vediamo che ad un estremo della scala sono rappresentate le tensioni che determinano uno stato di eccitazione e ci tengono attivi, senza le quali per molte persone la vita risulterebbe noiosa e senza valore; all’altro estremo, invece, lo stress rappresenta quelle condizioni in cui gli individui si trovano senza poterle fisicamente o psicologicamente sostenere e che li conducono al malessere.

Svolgo l'attività di Gestione del Burnout degli insegnanti a Ostia e a Fiumicino.

Chiamami

I segnali psicologici sono gli effetti emotivi di uno stress eccessivo. Aumentano le tensioni fisiche e psicologiche, sono ridotte le capacità di rilassare il corpo e di allontanare l’ansia e il senso di preoccupazione. L’ipocondria aumenta e scompaiono il senso di benessere e salute immaginando altre malattie che si aggiungono a quelle legate allo stress.  Se la difensività, l’ostilità e l’ipersensibilità sono già presenti nel proprio stile di personalità tendono ad accentuarsi. Compaiono la depressione e la disperazione; l’umore si abbassa ed emerge un senso d’incapacità a influenzare gli eventi o i sentimenti verso di essi o verso sé stessi. Cade l’autostima con sentimenti d’inadeguatezza e di autosvalutazione (Fontana, 1996). Le abilità di pensiero come la concentrazione, l’attenzione, le capacità mnemoniche, organizzative e di problem solving vengono a mancare, mentre l’indecisione e la confusione prendono il sopravvento. Infine, le capacità critiche e l’obiettività si riducono.

Un insegnante stressato può provare una moltitudine di emozioni data la complessità del lavoro che svolge. Può sentirsi arrabbiato per il numero eccessivo di riunioni, frustrato per la presenza di alunni difficili in classe, ansioso perché deve portare a termine il proprio programma didattico e sviluppare cinismo verso i colleghi, genitori e alunni.

Infine, i segnali comportamentali generali che emergono da uno stress eccessivo sono rappresentati da: disturbi del sonno, abuso di alcol, cibo e sigarette, aumento di problemi di verbalizzazione, diminuzione degli interessi e dell’entusiasmo, assenteismo, ritardi, abbassamento dei livelli di energia, spostamento della responsabilità verso altri, cinismo verso il prossimo, rifiuto d’informazioni nuove anche se potenzialmente utili, isolamento dai rapporti interpersonali, riduzione del desiderio sessuale, maggior senso d’irrequietezza (Fontana, 1996). Quando il distress è presente e associato a una professione d’aiuto che preveda un coinvolgimento relazionale, allora possiamo parlare di burnout. Si tratta di una sindrome che presenta un insieme di sintomi nocivi in cui s’identificano tre componenti: 1) esaurimento fisico ed emotivo con conseguente mancanza di risorse da offrire al prossimo, 2) depersonalizzazione, che si traduce in cinismo, freddezza ed ostilità  verso gli utenti, 3) ridotta realizzazione personale a causa di un senso di inadeguatezza ed incompetenza nel lavoro (Maslach, Jackson 1981). Tra le varie professioni d’aiuto (helping professions) è inclusa anche quella dell’insegnante. L’esaurimento si traduce nella soggettiva “fatica di insegnare” con un atteggiamento d’indifferenza e di distacco emotivo verso gli alunni.

L’approccio integrato utilizza strategie provenienti da diverse modalità teoriche psicologiche poiché oggi la ricerca in ambito clinico ha chiaramente dimostrato come non esista un approccio elettivo. Più che mai è necessario utilizzare strategie diverse, data la complessità multisfaccettata dei fattori che possono incidere sullo stress ed il burnout dell’insegnante.

Qualora le difficoltà fossero al di sopra delle proprie capacità di autogestione, il passo successivo consiste nella doverosa richiesta di aiuto e di sostegno verso professionisti esperti in tale ambito. L’obiettivo è finalizzato alla prevenzione e alla gestione dei livelli di tensione. Il piano d’azione prevede innanzitutto di identificare le cause dello stress e affrontare le tematiche coinvolte al fine di raggiungere tali micro-obiettivi: migliorare l’autostima e promuovere un pensiero positivo, agire sulla mente per rimuovere i pensieri disfunzionali, migliorare la comunicazione attraverso l’assertività, agire sul corpo attraverso esercizi di rilassamento, superare le emozioni negative attraverso la pratica della mindfullness, sviluppare uno stile di vita sano ed equilibrato, migliorare la gestione del tempo e apprendere strategie per la gestione del sistema scolastico migliorando i rapporti interpersonali e acquisire strategie utili per partecipare e condurre riunioni, gruppi di lavoro e la classe. (tratto da “Stress e Burnout degli insegnanti” di Ilaria Monticone, ed. Sovera, 2015).

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